Radicare nuovi immaginari

Andare oltre la superficie, per scoprire l’insegnamento dei funghi.

di Chiara Pedrocchi

Che cosa succede quando le persone o le cose si aggrappano le une alle altre? Le loro linee si intrecciano, e si devono legare fra loro in modo tale che la tensione che punterebbe a separarle le unisca in realtà più saldamente. Nulla può resistere, a meno che non si produca una linea, e a meno che quella linea non si intrecci con le altre.

Tim Ingold, Siamo linee

Di funghi - o miceti - sappiamo pochissimo. Suddivisi in oltre 700.000 specie e accomunati a lungo al regno delle piante, solo recentemente - da Nees nel 1817 e da Whittaker nel 1968 - sono stati classificati come regno a sé stante. In realtà, i funghi sono molto più simili al regno degli animali che a quello delle piante, anche se la differenza consiste nel fatto che gli animali introducono nutrimento nel loro corpo, mentre i funghi introducono il loro corpo nel nutrimento. Tuttavia, esiste in biologia un super-regno di organismi eucarioti definito Opistoconti, che riunisce animali e funghi.

Sappiamo pochissimo anche di tutto ciò che sta ai margini, così come di tutte le forme di connessioni invisibili.

Quanto sappiamo scavare per ricercare ciò che ci unisce, più che ciò che ci divide? Quanto siamo abituati agli intrecci, alle reti, alle relazioni?

Soliti a pensare in grande, ci sfugge spesso l’importanza di prenderci il tempo di analizzare anche il piano microscopico. Se tornassimo a farlo, invece, scopriremmo mondi e informazioni che nemmeno possiamo immaginare, e che riguardano direttamente la nostra identità. 

Scopriremmo, ad esempio, di non poterci definire individui, come il nostro sistema sociale, culturale ed economico ci ha abituati a pensare, ma di doverci quantomeno rendere conto di essere quello che l’antropologo Francesco Remotti ha chiamato un condividuo.

Il nostro organismo stesso, infatti, è popolato da un’infinità di microbi, per cui il nostro corpo non è che un ecosistema, e inoltre è difficile isolare l’individuo dalla sua rete di relazioni sociali, fondamentali per il suo sviluppo. 

In entrambi i sensi, sia per capirne la nostra prossimità e convivenza con loro, sia per prenderli ad esempio per quanto riguarda il nostro modo di stare nelle relazioni interpersonali - con altri esseri umani ma non solo - ci torna utile avvicinarci al mondo dei funghi.

Tessere ed essere reti

Pare che per ogni passo che facciamo in una qualsiasi foresta sana calpestiamo circa 480 km di micelio. Scrive il micologo Merlin Sheldrake nel libro “L’ordine nascosto - La vita segreta dei funghi” che “Nel mondo dei funghi l’identità personale conta, ma è un mondo non sempre binario. L’io può sfumare gradualmente nell’altro”. 

La maggior parte dei funghi è costituita da ife, cellule filamentose che si diramano a formare il reticolo chiamato micelio. Reticolo è anche la parola che usa l’antropologo Tim Ingold - il cui padre era micologo - nel testo “Siamo linee. Per un’ecologia delle relazioni sociali” per parlare della socialità dell’umano rispetto ad altre creature, umane e non. Per lui, ogni essere vivente è un fascio di linee, in opposizione all’idea che viviamo in un mondo di bolle. Sostiene Ingold che la vita inizia quando le linee cominciano a emergere e sfuggire al monopolio delle bolle, affermando il principio di deterritorializzazione (che potremmo tradurre anche con: decostruzione dell’individuo) in opposizione a quello di territorializzazione, formando reti di linee annodate. 

La percezione delle relazioni come intrecci è propria anche dell’artista giapponese Chiharu Shiota: visitare la sua mostra “The soul trembles” significa attraversare stanze dense di fili rossi che si intersecano, annodano e sovrappongono, a restituire un’immagine che, in un’epoca in cui siamo spinti all’atomizzazione, all’alienazione, e all’isolamento, si potrebbe quasi definire utopica.

Hammer Projects: Chiharu Shiota, installation view

Vivere in simbiosi

Il fatto di non avere abilità linguistiche per comunicare con la natura non mette in dubbio il fatto che la natura sia intelligente. Significa che noi siamo inadeguati a comunicare”,

dice il micologo Paul Stamets nel documentario “Fantastic Fungi”. 

Uno dei (tanti) motivi per cui i funghi possono mandarci in crisi, scrive Sheldrake, è la loro capacità di farci dubitare della nostra intelligenza intesa secondo i nostri standard antopocentrici. Ovvero: grazie alla loro capacità di risolvere i problemi pur non avendo un cervello, costringono a dubitare dell’uomo come metro di misura di tutte le altre specie viventi. Noi esseri umani appartenenti alle culture del Nord Globale - esclusi alcuni scienziati, che hanno capito le qualità dei funghi e si appoggiano a loro anche per risolvere alcuni problemi umani - ci inseriamo abitualmente in una logica per cui pensiamo che l’unico rapporto che possiamo avere con la natura sia quello di dominazione.

Ma se decostruissimo questo paradigma e lavorassimo a nuove cassette degli attrezzi, scopriremmo che ne esistono degli altri che non prevedono l’utilizzo della violenza, ma una domesticazione reciproca che genera sana interdipendenza.

Fantastic Fungi: Documentario con Paul Stamets

Una cosa in cui molti funghi sono più bravi di noi è ad esempio: creare simbiosi.

Mentre una parte di loro sono saprotrofi, cioè si nutrono di materiale organico non vivente, una parte parassiti, e uccidono altri esseri per nutrirsene, un terzo gruppo ha un micelio che crea legami con una pianta, generando un reciproco vantaggio. La pianta diventa in questo modo più efficiente nel recupero di sostanze minerali dal terreno, mentre il fungo riceve dalla pianta la sostanza organica di cui nutrirsi. 

Questo significa andare radicalmente oltre la propria bolla di riferimento, sfidarsi  per affidarsi ad altre specie. Oggi più del 90% delle piante dipende da funghi micorrizici, cioè che vivono in una relazione simbiotica con loro. 

Attraverso il micelio possono inoltre esserci scambi di sostanze anche tra le piante. In questo modo si genera quella che viene simpaticamente chiamata la Wood Wide Web, la vasta rete sotterranea di funghi micorrizici che collega le radici degli alberi e delle piante.

Adattarsi all’ambiente, e non viceversa

Chi pensa che i funghi si trovino esclusivamente in montagna a determinate altitudini, sbaglia di grosso. I funghi si trovano dal livello del mare fino ai ghiacciai, e le loro spore si diffondono tramite uccelli, attaccandosi sotto le nostre scarpe, con il vento, e alcune sono state trovate persino nelle nuvole, dimostrando di avere un ruolo nei fenomeni meterologici. Una ricerca tedesca pubblicata sulla rivista scientifica Proceedings of the National Academy of Sciences (PNAS) sostiene inoltre che l’aria è di fatto piena di funghi, e respiriamo da 1 a 10 spore fungine ogni volta che inspiriamo.

Oltre ad avere un metabolismo tale per cui determinati funghi sviluppano la possibilità di crescita in ambienti estremi, molti hanno sviluppato anche l'azione adattogena per regolare lo stress negli organismi viventi, e strategie come il bioassorbimento per inquinanti e metalli pesanti. Quest’ultimo si dimostra peraltro anche come uno strumento utile all’essere umano, che tramite l’analisi della quantità di metalli pesanti presenti in alcuni funghi può individuare il grado di inquinamento del terreno da cui il fungo viene prelevato.

I funghi sono inoltre perfettamente in grado di seguire tutte le direzioni possibili in una volta sola. In questo senso sono maestri nel pensiero laterale, cioè nella risoluzione di problemi ricercando soluzioni non convenzionali, esercizio a cui noi esseri umani dovremmo allenarci molto più frequentemente, in modo da fare delle scelte che ci conducano in una direzione ma mettendole costantemente in discussione e lavorando sulla nostra possibilità di cambiare strada quando necessario, e di adattarci a ciò che avviene intorno a noi invece che forzare l’adattamento dell’ambiente - inteso come tutto ciò che ci circonda.

Alla fine e all’inizio di tutto: ricostruire sulle rovine

1,3 miliardi di anni fa, i funghi furono i primi organismi ad approdare sulla terraferma, centinaia di milioni di anni prima delle prime piante. 

Dopo l’esplosione a Hiroshima, il 6 agosto 1945, la prima forma di vita a rinascere sulle rovine fu il fungo matsutake. 

Una delle caratteristiche più importanti dei funghi è quella di essere fine e inizio di ogni cosa: decompongono ciò che è morto e ne estraggono tutti i nutrienti per rimetterli in circolo. 

Come scrive l’antropologa Anna Tsing nel suo testo “Il fungo alla fine del mondo. Le possibilità di vivere nelle rovine del capitalismo”, “rimanere vivi richiede una collaborazione vivibile. Collaborazione significa operarsi per superare le differenze, e questo comporta una contaminazione. Se non collaboriamo, moriamo tutti. (...) La precarietà è uno stato di riconoscimento della nostra vulnerabilità rispetto ad altri. Per poter sopravvivere abbiamo bisogno di aiuto, e l’aiuto è sempre fornito da altri, che ne abbiano intenzione o meno”: cos’altro ci serve per convincerci del nostro status di condividui?

Scrive Ingold che il filosofo e scrittore Raimondo Lullo, vissuto nel XIII secolo, definì l’uomo un animale omificante, dove omificare non significa umanizzare il mondo, ma forgiare la propria esistenza dentro una vita comune.

Poiché siamo in continuo divenire, dunque, siamo ancora in tempo per scegliere la nostra rotta. Anche fosse troppo tardi per cambiare o risolvere problemi, o per annullare grossi sbagli passati. 

E allora non si perda tempo: omofichiamoci da subito, con consapevolezza e rispetto; reticoliamoci e cambiamo rotta. Come insegna il matsutake, ricostruiamo sulle rovine del sistema che ci ha portato dove siamo - quello sfrenatamente individualista, competitivo e capitalista - e proviamo a tendere la linea della nostra vita in una direzione collettiva.  Per costruire una realtà, come scrive il saggista Elias Canetti, dove “uno che dice “io” sprofonda subito sotto terra”. E allora, che l’io si fondi nel reticolato del noi.

Amanita è il nuovo canale YouTube di Voice Over Foundation, e si pone l’obiettivo di radicare nuovi immaginari. Visitalo qui.


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