Riconquistare la terra, ricostruire il potere
Un percorso dal basso verso un’economia sociale e solidale in Palestina.
di Lina Isma’il
Lina Isma'il, Co-Fondatrice del Palestinian Agro-ecological forum
L’articolo è stato pubblicato per la prima volta su Rooted in lingua inglese)
All’ombra di una colonizzazione protratta, della frammentazione, della marginalizzazione sistemica e della pulizia etnica, le comunità palestinesi continuano a resistere al tentativo di cancellazione, attraverso l’atto quotidiano di ricostruire la vita a partire dalla terra. Il Partnership Youth Forum radica l’identità palestinese, mobilita l’azione popolare e costruisce un’economia solidale che abbraccia valori egualitari, democratici, radicati localmente e ecologicamente sostenibili.
I cosiddetti “Accordi di pace” di Oslo della metà degli anni ’90, firmati tra l’occupazione israeliana e l’Organizzazione per la Liberazione della Palestina (OLP), hanno avviato un’agenda di “costruzione dello Stato” istituendo l’Autorità Palestinese (AP) e conferendole un’autonomia limitata in alcune parti della Cisgiordania e di Gaza. Questo ha ridefinito il terreno politico in Palestina, mettendo ai margini la liberazione e l’organizzazione popolare a favore dello sviluppo istituzionale e della dipendenza dagli aiuti esteri. L’azione dal basso – in particolare tra i giovani – è stata spesso depoliticizzata o marginalizzata.
In risposta a questo vuoto è nato il Partnership Youth Forum (Multaqa Al-Sharaka Al-Shababi), una rete palestinese guidata dai giovani e radicata nelle comunità. Il Forum cerca di costruire alternative resilienti ai sistemi politici ed economici dominanti. A differenza dei programmi di sviluppo mainstream che promuovono un’agricoltura imprenditoriale basata sull’individualismo e sul profitto, il Forum propone un modello incentrato sulla resistenza, radicato nella decolonizzazione e nell’emancipazione collettiva. Rifiuta di separare lo sviluppo economico dalla più ampia lotta per la libertà e l’autodeterminazione.
È fondamentale sottolineare che, mentre il Partnership Youth Forum e i suoi collettivi hanno trovato un certo margine di crescita in Cisgiordania, nonostante sfide immense e crescenti, la realtà a Gaza è diventata catastroficamente diversa. Il progetto coloniale dei coloni israeliani ha intensificato il suo attacco contro ogni forma di vita, commettendo uno dei crimini più atroci contro l’umanità:
il genocidio del popolo palestinese a Gaza. Ciò include la distruzione dei terreni agricoli e delle infrastrutture agricole, il mirato attacco a contadini e pescatori e l’uso sistematico della fame come arma di guerra, con l’obiettivo di eliminare dall’esistenza 2,2 milioni di palestinesi.
Activists of the Palestinian Agroecological Forum (PAF) volunteer to train on agreoclogical farming techniques in Al Jiftlik, Jericho, Jordan Valley
Nel solo luglio 2025, gli attacchi dei coloni hanno danneggiato le infrastrutture idriche in sei governatorati della Cisgiordania, mentre le forze di occupazione israeliane hanno deliberatamente distrutto l’unità di moltiplicazione e stoccaggio della Banca dei Semi Palestinese. Questo atto rappresenta un tentativo calcolato di sabotare gli sforzi palestinesi per riconquistare la sovranità sui propri sistemi agricoli e salvaguardare i semi autoctoni.
Riconquistare l’autonomia: la nascita del Partnership Youth Forum
Il Partnership Youth Forum è stato fondato a partire dalla consapevolezza, maturata tra i giovani palestinesi, che un cambiamento reale non può avvenire senza un quadro emancipatorio per gli obiettivi di libertà e liberazione del popolo palestinese. Il Forum mira a trasformare l’attuale approccio depoliticizzato degli interventi di sviluppo guidati dai donatori, spesso caratterizzati da un’inclusione simbolica dei giovani negli spazi istituzionali senza conferire loro una reale influenza. Inizialmente incubato all’interno del Ma’an Development Center e del Popular Arts Center in Cisgiordania, il Forum ha iniziato a prendere vita propria nel 2017. Nel corso degli anni è diventato una rete indipendente guidata dai giovani che mette in connessione oltre 40 centri giovanili e organizzazioni di base in Cisgiordania e Gaza, mantenendo forti legami con gruppi palestinesi nei “territori del 1948” (la terra palestinese colonizzata dalle milizie sioniste nel 1948, sulla quale è stato istituito lo Stato di Israele) e nei campi profughi in Libano.
Il Forum si concentra su tre principali ambiti di lavoro:
radicare l’identità palestinese, favorendo connessioni dirette e un dialogo collettivo tra palestinesi della Cisgiordania, di Gaza, dei territori del 1948 e della diaspora;
mobilitare l’azione popolare, organizzando iniziative di volontariato nelle aree marginalizzate, sostenendo le risposte alle emergenze e promuovendo un ampio coinvolgimento comunitario;
costruire un’economia solidale, sostenendo cooperative e collettivi agricoli guidati da giovani che abbracciano valori egualitari, democratici, radicati localmente e ecologicamente sostenibili, con l’obiettivo finale di smantellare le gerarchie economiche oppressive e tessere relazioni sociali.
Cooperative giovanili come strumenti di trasformazione sistemica
Le cooperative giovanili del Forum non sono semplici iniziative economiche: sono spazi di base in cui l’azione collettiva si interseca con la terra, il cibo e l’identità.
L’idea di creare cooperative è nata dagli stessi giovani, non solo come risposta al deterioramento delle condizioni socio-economiche sotto la colonizzazione, ma anche come sforzo deliberato per contrastare la frammentazione e l’oppressione strutturale. Sostenendo valori di coesione sociale, azione collettiva, cooperazione e produzione locale, questi giovani hanno cercato di costruire alternative radicate nella dignità, orientate verso l’obiettivo più ampio della liberazione.
Alcuni erano motivati dal desiderio di riconnettersi con la terra, riconoscendo nell’agricoltura e nel lavoro collettivo strumenti per rafforzare la resilienza palestinese e vivere con dignità. Altri cercavano alternative all’occupazione tradizionale, rifiutando ruoli in entità orientate al profitto o in altre forme di istituzioni che percepivano come rafforzamento di sistemi ingiusti. Altri ancora credevano nella necessità di recuperare il ruolo di produttori piuttosto che rimanere consumatori, plasmando attivamente le proprie comunità anziché affidarsi passivamente a strutture esterne. E altri, infine, erano spinti dalla convinzione che il lavoro collettivo sia la via verso la liberazione collettiva.
Ciò che è stato particolarmente notevole è il modo organico e flessibile con cui queste cooperative si sono formate ed evolute. Piuttosto che attenersi a rigidi schemi di progetto scanditi dal tempo, esse si sono adattate in risposta a priorità mutevoli e a realtà vissute in un contesto geopolitico volatile, dando vita a una pluralità di strutture differenti.
Per esempio, alcune cooperative si trovano in aree come i villaggi di Madama e Burin, dove i giovani lavorano per proteggere e coltivare terre, costantemente minacciate dalla violenza dei coloni. Altre sono composte da giovani ex detenuti, prigionieri politici liberati che, una volta usciti dalle carceri israeliane, hanno trovato poco o nessun sostegno ufficiale per reintegrarsi nella società e hanno invece costruito nuovi mezzi di sussistenza attraverso l’agricoltura cooperativa.
In aree urbane come Tulkarem, sono sorte cooperative promosse da palestinesi che vivono nei campi profughi, che affittano terreni agricoli come modo per riconnettersi al proprio patrimonio agricolo ancestrale e ritrovare un senso di appartenenza e dignità attraverso l’atto di coltivare la terra.
Le cooperative adottano un approccio olistico che integra la comprensione critica del contesto politico e sociale con l’esperienza pratica dell’agricoltura e dell’organizzazione, all’interno di un percorso collettivo di apprendimento, sperimentazione e sostegno reciproco. Per oltre due anni, il Forum ha coinvolto gruppi di giovani in un dialogo profondo e in una riflessione sui valori delle economie sociali e solidali, mettendo in relazione questi elementi con i sistemi indigeni palestinesi di mutuo sostegno, o Al-’Ounah, in cui i membri della comunità collaborano durante la raccolta, la costruzione delle case o le emergenze. Questi spazi di apprendimento esplorano anche la storia globale e locale delle cooperative, i loro principi guida e l’agroecologia come pratica agricola liberatoria radicata nella sovranità alimentare. Hanno posto le basi per un modello palestinese di organizzazione comunitaria distintivo, allo stesso tempo radicato nella storia e capace di rispondere alle sfide presenti.
Per il Forum, la sovranità alimentare non è uno slogan; è una strategia di resistenza. Produrre cibo locale mediante pratiche agroecologiche è un atto politico che sfida la dipendenza dai sistemi alimentari controllati da Israele e dall’agrobusiness globale.
È anche un atto culturale che rivitalizza saperi tradizionali, semi autoctoni e pratiche agricole comunitarie.
Cooperativa Ard Al Ya’s: riconquistare terra e coesione sociale
Tra le 25 cooperative del Partnership Youth Forum troviamo: Ard Al Ya’s (villaggio di Saffa/Ramallah), che produce ortaggi e erbe stagionali e ha introdotto di recente alberi da frutto; Ard Al Fallahin (villaggio di Kufur Ni’ma, Ramallah), un allevamento di capre che produce latte e formaggio; Doma Women Cooperative (villaggio Doma, Nablus), un allevamento di pecore e mucche avviato di recente; Al Ard Lana (villaggio Aarrabeh, Jenin), che produce ortaggi stagionali oltre a gestire un allevamento di polli; la cooperativa femminile Ritaj (villaggio di Aseerah al Qibleyyeh, Nablus), che produce miele e ortaggi stagionali; e Ard Al Amal (Madama, Nablus), che produce ortaggi stagionali e grano.
Nel villaggio di Saffa, in Cisgiordania, la cooperativa Ard Al Ya’s è nata nel 2017 come risposta guidata dai giovani al deterioramento delle opportunità economiche e a un profondo desiderio di recuperare terra, identità e dignità collettiva. I primi terreni coltivati dai membri si trovavano alla periferia del villaggio, vicino al muro di apartheid costruito dall’occupazione israeliana. Le famiglie e i membri della comunità hanno messo a disposizione la terra e, nonostante non avessero precedenti esperienze agricole, hanno iniziato a coltivare raccolti stagionali come i piselli. La loro pratica ha progressivamente integrato metodi agroecologici insieme a saperi agricoli ancestrali. I loro prodotti vengono venduti direttamente nel villaggio e a Hisbet Al Ta’awoniyat (il mercato delle cooperative), aggirando i mercati centrali per preservare autonomia e fiducia comunitaria. Nel tentativo di preservare i semi autoctoni, la cooperativa e il vivaio partner “Rummana” producono la maggior parte delle piantine utilizzate nel villaggio e scambiano semi autoctoni con altre fattorie. Ard Al Ya’s è un membro centrale del Partnership Youth Forum.
Col tempo, la cooperativa ha ampliato i terreni reclamati fino a 13 dunum (13.000 m²), aumentato la diversità delle colture, introdotto metodi di agricoltura come l’agricoltura sintropica, migliorato la gestione delle risorse, compresa la raccolta dell’acqua, e fa affidamento su elementi naturali disponibili localmente per produrre fertilizzanti e pesticidi, ottenendo nel contempo il sostegno di volontari locali, famiglie e iniziative alleate. Di fronte a minacce come le molestie dei coloni e la scarsità d’acqua, Ard Al Ya’s rimane impegnata nella costruzione di sistemi resilienti di produzione alimentare locale. Il loro percorso, così come quello delle altre cooperative, è una testimonianza potente di come il lavoro collettivo, radicato in pratiche agroecologiche e nella solidarietà comunitaria, possa recuperare sia la terra sia la coesione sociale sotto il vincolo coloniale.
Un regolamento interno stabilisce le caratteristiche fondamentali delle cooperative, tra cui l’adesione volontaria, la governance orizzontale, la proprietà condivisa, il reinvestimento dei profitti a beneficio della comunità e la resistenza ai sistemi di sfruttamento.
Il regolamento sottolinea l’autonomia, il benessere collettivo e la resilienza attraverso partenariati radicati nelle comunità e il mutuo aiuto. Di conseguenza, è stato costruito un solido impianto ideologico che ha portato alla nascita di 25 cooperative e collettivi agricoli guidati da giovani e donne in Cisgiordania e di due a Gaza, che incarnano questi valori e aspirazioni condivisi. Purtroppo, con il genocidio in corso a Gaza, le due cooperative e i loro terreni agricoli sono stati completamente distrutti.
Nelle fasi iniziali, le cooperative si sono concentrate principalmente sulla produzione agricola collettiva. Nel tempo, hanno iniziato a integrare pratiche agroecologiche e metodi privi di sostanze chimiche, come le consociazioni colturali, la pacciamatura e la produzione di fertilizzanti e pesticidi naturali.
Con il supporto tecnico, finanziario e sociale del Forum e delle comunità, i collettivi giovanili sono riusciti a recuperare terre, coltivare colture locali in terreni sani e sviluppare sistemi di governance interna che riflettono il loro impegno per una leadership orizzontale.
Hisbet al Ta’awoniyat Market: un modello vivente di economia solidale
Man mano che queste cooperative mettevano radici e cominciavano a produrre colture locali, è emersa una nuova sfida: come distribuire questo cibo in modo coerente con i valori di giustizia e solidarietà. In risposta a questa esigenza, il Forum ha avviato nel 2020 Hisbet al Ta’awoniyat (Mercato delle Cooperative), un mercato contadino che si tiene ogni due settimane davanti al Popular Arts Center a Ramallah, in Cisgiordania.
Produrre cibo locale è anche un atto culturale che rivitalizza saperi tradizionali, semi autoctoni e pratiche agricole comunitarie.
L’evoluzione di Hisbet Al Ta’awoniyat è iniziata con quantità modeste, poche cooperative e una gamma limitata di prodotti. Gradualmente, il mercato si è ampliato fino a includere una selezione più ampia e diversificata, con volumi crescenti e qualità migliorata. Con l’aumentare della consapevolezza, sempre più persone hanno iniziato a fare acquisti regolarmente, diventando “amici” del mercato e sviluppando relazioni strette e di sostegno con le cooperative. Questo crescente senso di comunità ha motivato le cooperative ad aumentare la produzione e migliorare l’offerta, includendo ortaggi stagionali ed erbe aromatiche, oltre a uova, formaggio, passata di pomodoro, melassa e miele.
Ciò che era iniziato come una modesta bancarella sul marciapiede si è trasformato in un vivace centro di cibo, comunità e solidarietà. Non sono previste quote di partecipazione per i contadini; i costi logistici sono coperti dalle cooperative. Creando economie alimentari alternative, il Forum decentralizza il potere e ridistribuisce soggettività alle comunità. In questo modo, si oppone alla logica dell’estrazione capitalista e dello spossessamento da parte dei coloni, mentre pianta i semi dell’autonomia e dell’autodeterminazione.
Oltre la transazione: un sistema di sostegno comunitario
Per le cooperative, Hisbet Al-Ta’awoniyat è molto più di un luogo di scambio economico.
È diventato uno spazio comunitario in cui si condividono storie, conoscenze e si mettono in pratica azioni concrete di solidarietà. Alla fine di ogni giornata di mercato, i membri delle cooperative scambiano tra loro i prodotti e destinano parte del raccolto a pacchi alimentari per famiglie in difficoltà.
Quando, a causa dei posti di blocco, alcune cooperative non riescono a raggiungere Hisbet Al-Ta’awoniyat, altre cooperative e volontari si attivano per consegnare o vendere i prodotti al loro posto. Questo spirito di mutuo aiuto si estende oltre le cooperative: molti “amici” o consumatori abituali del mercato non solo acquistano i prodotti, ma contribuiscono anche economicamente per sostenere la distribuzione del cibo alle famiglie vulnerabili, rafforzando un impegno condiviso verso la cura della comunità e la responsabilità collettiva.
Queste relazioni vanno oltre le semplici transazioni; formano un sistema di sostegno reciproco radicato nella fiducia e nella lotta condivisa, che oggi rappresenta il cuore pulsante del mercato. Come afferma il coordinatore del Partnership Youth Forum, Rami Massad: “Il sistema di sostegno comunitario costituisce la garanzia fondamentale per la sostenibilità di questa iniziativa”.
Affrontare le crisi con la forza collettiva
Operare in Palestina significa navigare costantemente tra crisi: dagli attacchi dell’esercito israeliano, alla violenza dei coloni e alle restrizioni alla libertà di movimento, fino agli shock climatici e ai tagli ai finanziamenti.
Il Forum ha sviluppato una capacità unica di rispondere a queste sfide. Quando le cooperative affrontano difficoltà, il Forum mobilita la comunità per raccogliere fondi, condividere lavoro o offrire sostegno emotivo.
Il Forum ha promosso campagne di solidarietà che incoraggiano l’acquisto diretto e collettivo di prodotti dai contadini palestinesi, in particolare quelli a rischio di perdere il raccolto a causa dell’immissione deliberata di prodotti agricoli israeliani nei mercati locali da parte di Israele, proprio alla vigilia della stagione del raccolto. Questa tattica, comunemente usata per inondare il mercato e far crollare i prezzi, ha colpito in particolare colture stagionali dei contadini palestinesi come i meloni e il faqous (Cucumis melo), mettendo a rischio la sopravvivenza dei piccoli agricoltori.
Una delle sfide persistenti per le cooperative è il mirato attacco e la distruzione dei terreni agricoli e delle infrastrutture da parte delle forze di occupazione israeliane. Tra gli episodi si contano la demolizione della stalla di bovini appartenente alla Doma Women Association nel villaggio di Doma, la distruzione della rete di irrigazione della Kan’an Women Cooperative a Nassaria e le restrizioni imposte ai contadini di Burin nella raccolta dei propri prodotti. In risposta, il Forum ha mobilitato finanziamenti basati sulla comunità per sostenere queste cooperative. Questa forza collettiva è profondamente radicata in una cultura millenaria di mutuo aiuto.
Chiudere il cerchio: il ruolo della diaspora
Ispirati dal lavoro del Youth Partnership Forum, i giovani palestinesi della diaspora, inclusi quelli in Canada, Giordania e Stati Uniti, hanno iniziato a esplorare come potessero partecipare in modo significativo a questo modello di economia sociale e solidale. Riconoscendo che mancava un elemento cruciale, cioè meccanismi di finanziamento comunitari e reattivi, hanno creato in Canada il “Palestinian Social Fund”. Questo fondo offre sostegno finanziario di base alle cooperative palestinesi senza imporre alcuna condizionalità.
Questa forza collettiva è profondamente radicata in una cultura millenaria di mutuo aiuto.
Negli ultimi quattro anni, questi giovani hanno organizzato numerose raccolte fondi tramite campagne mirate, aumentando i contributi annuali da 6.000 dollari statunitensi nel primo anno (2022) a 91.000 dollari nel 2024, per sostenere i bisogni delle cooperative. Tra gli esempi di sostegno figurano sistemi di stoccaggio dell’acqua e reti di irrigazione, attrezzi agricoli, recinzioni e altre infrastrutture necessarie, oltre ad aiuti per l’impiego di persone di Gaza bloccate in Cisgiordania e alla fornitura di pacchi alimentari alle famiglie intrappolate (e successivamente sfollate) del campo di Tulkarem, sottoposto a un’invasione e a un assedio su larga scala da parte dell’occupazione israeliana durante il genocidio a Gaza. Sono stati inoltre erogati risarcimenti per le perdite subite dai contadini palestinesi a causa delle distruzioni operate dall’occupazione o di danni ai raccolti provocati dal clima.
Visione per un futuro liberato
Il Partnership Youth Forum rappresenta una consapevolezza organicamente radicata, che emerge dalle realtà vissute, dai bisogni e dalle lotte delle persone. Il Forum cerca di esplorare e articolare come potrebbe essere una visione liberatoria di economia sociale e solidale all’interno di un contesto coloniale-capitalista che lavora attivamente per frammentare i palestinesi, recidendo la loro connessione con la terra, l’identità e l’esistenza collettiva.
Il Forum immagina un futuro in cui i giovani palestinesi non siano semplicemente integrati nei sistemi esistenti, ma siano nella posizione di trasformarli completamente.
Il lavoro con le cooperative e i mercati è solo l’inizio, un passo verso un movimento più ampio per la liberazione, la giustizia e la resilienza.
Nonostante questi sforzi tenaci, è fondamentale riconoscere che la colonizzazione israeliana continua la sua campagna sistematica di pulizia etnica dei palestinesi in tutte le parti della Palestina, attraverso strategie e intensità diverse.
Come risultato dell’attuale genocidio, l’organizzazione dal basso e gli sforzi per la sovranità alimentare a Gaza stanno affrontando una distruzione totale, che espone ulteriormente gli estremi violenti del dominio coloniale. Per noi, questo aumenta l’urgenza di una mobilitazione collettiva a tutti i livelli (di base, nazionale, internazionale, formale e informale) per porre prima di tutto fine alla colonizzazione del popolo palestinese.
Autrice: Lina Isma’il è un’attivista ambientale e comunitaria e cofondatrice del Palestinian Agroecological Forum, impegnato nella diffusione della filosofia e della pratica dell’agroecologia come base per raggiungere la sovranità alimentare e preservare la natura. Lina è coautrice del libro “Conscious Choices: A Guide to Ethical Shopping in Palestine” e ha supervisionato la produzione di diverse pubblicazioni, oltre al documentario “Untold Revolution: Food Sovereignty in Palestine”.
Contatto: Lina.w.ismail@gmail.com