Comunicato di giornalist3 e operator3 dell’informazione

Contro la campagna mediatica orchestrata da molte/i colleghe/i e testate giornalistiche contro associazioni e gruppi palestinesi in Italia. 

Illustrazione Dominic Bodden

Come giornaliste/i e operatori dell'informazione, condanniamo con forza la campagna mediatica orchestrata da molte/i colleghe/i e testate giornalistiche contro associazioni e gruppi palestinesi in Italia. 

Esprimiamo la nostra piena solidarietà al Centro Culturale Handala Ali, ai Giovani Palestinesi d'Italia (GPI), all'Unione Democratica Araba Palestinese (UDAP), all'Associazione dei Palestinesi in Italia (API), e a Mohammad Hannoun, Mohamed Shahin, Suleiman Hijazi, Anan Yaeesh, Omar Korichi e tutti coloro che vedono costantemente i propri nomi e volti esposti sulle pagine dei giornali, subendo gogna mediatica, diffamazione, pressione psicologica e il terrore di esprimere liberamente le proprie opinioni.

L'arresto di Mohamed Shahin – ora libero – avvenuto il 24 novembre 2025 a seguito di un articolo de La Stampa che ha innescato l'interrogazione parlamentare di Augusta Montaruli (Fratelli d'Italia) ci ha allarmati profondamente. E ci costringe ad essere ancora più rigorosi su ciò che scriviamo, poiché può avere conseguenze devastanti per le persone. 

Riteniamo estremamente pericolosa questa pratica di articoli e servizi televisivi che prendono di mira singole persone, soprattutto con origini arabe e palestinesi. Negli ultimi due anni, assistiamo a uno schema inquietante: durante le mobilitazioni per la Palestina, le persone arabe subiscono conseguenze più severe sia sul fronte legale che mediatico.

Costantemente violiamo la deontologia professionale quando pubblichiamo i volti di persone ancora sotto processo, accostandoli ad aggettivi diffamatori e associandole al “terrorismo”. Diffondere nomi e cognomi di indagati o già assolti viola il principio della presunzione di innocenza. Questo modo di fare giornalismo non solo crea gravi problemi legali alle persone coinvolte, ma provoca danni psicologici permanenti per l'esposizione mediatica improvvisa, soprattutto quando accompagnata da articoli denigratori e epiteti offensivi, non solo ai singoli, ma all'intera comunità. 

Il giornalismo richiede rigore e cautela, deve tutelare chi non ha voce nei media e proteggere i soggetti vulnerabili. Non può diventare uno strumento del potere per reprimere.

Diversi avvenimenti provano che le istituzioni italiane stanno prendendo di mira la comunità palestinese in Italia.  

La recente circolare del Ministero dell'Istruzione che chiede alle scuole di indicare il numero di studenti palestinesi presenti senza specificare obiettivi, tutele o progetti educativi rappresenta un passaggio molto grave. Anche la scuola pubblica rischia di essere coinvolta in pratiche di controllo e sospetto, trasformando i minori in categorie da monitorare. Al di là delle smentite ufficiali, questa richiesta è un segnale politico inquietante: invece di proteggere, lo Stato espone e isola una comunità già sotto pressione. Si tratta di una deriva autoritaria che rigettiamo in toto.

Tutto questo porta come conseguenze il silenziamento della comunità palestinese italiana, la distrazione dal genocidio del popolo palestinese perpetrato da Israele, il rafforzamento delle organizzazioni filo-israeliane in Italia, e il rinforzo della narrazione e dell'immagine del governo Meloni, di cui la premier Giorgia Meloni, il ministro degli esteri Antonio Tajani, e quello della difesa Guido Crosetto sono stati denunciati per “concorso in genocidio” alla Corte Penale Internazionale. 

Questi attacchi si inseriscono in un contesto più ampio di schedature di palestinesi e solidali, sorveglianza politica e proposte di legge come il DDL Gasparri e il DDL Delrio, che ampliano gli strumenti repressivi e confondono deliberatamente antisionismo e antisemitismo. 

Il DDL sull’antisemitismo – ovvero l’adozione della definizione di antisemitismo dell’Alleanza internazionale per la memoria dell’Olocausto (IHRA), che tra le varie cose descrive come “antisemita” anche molte forme di critica ad Israele, e le manifestazioni in cui vengono pronunciati diversi slogan  –   è stato appena approvato dalla maggioranza alla Commissione Affari costituzionali del Senato. 

Noi denunciamo la pericolosità di questa decisione. 

Ribadiamo con forza che l'antisionismo è l'opposizione ad un progetto colonialista, suprematista, razzista e imperialista, mentre l'antisemitismo è una forma di razzismo, che non ha nulla a che fare con Israele e il genocidio del popolo palestinese. Rifiutiamo categoricamente questo accostamento che mira a limitare la libertà di espressione, di critica e la solidarietà con il popolo palestinese.

Condanniamo le colleghe e i colleghi che non rispettano la deontologia professionale e mettono in pericolo la comunità palestinese italiana, e chiediamo all’Ordine dei Giornalisti di applicare le sanzioni previste per questi casi.

FIRMATARI

Sara Manisera - FADA Collective

Arianna Poletti - FADA Collective

Anna Toniolo - FADA Collective

Pierluigi Bizzini - FADA Collective 

Arianna Pagani - FADA Collective 

Dalia Ismail 

Stefania Cingia 

Federica Bonalumi

Marina Lombardi

Nuri Fatolahzadeh 

Cecilia Dalla Negra - Orient XXI Italia

Filippo Taglieri

Sara Tanveer 

Carolina Sophia Pedrazzi 

Alessandro Stefanelli

Federica Rossi

Dario Morgante

Rivista La Rivolta

Aurora Campus

Leonardo Passeri

Adil Mauro

Isabella Balena

Nicolò Cozzolino

Camilla Donzelli

Melissa Aglietti

Davide Traglia

Gabriele Grosso

Ciro Giso - Marea Media

Carla Monteforte

Sara Ramzi 

Federico Tisa

Ludovica Jona

Novara Flavio

Lucrezia Tiberio

Elena Del Col

Alae Al Said

Alessia Manzi

Lavinia Nocelli 

Sofia Turati - Marea Media 

Benedetta Pagni

Angelo Boccato

Lorenzo Di Stasi

Davide Lemmi - FADA Collective

Teresa Di Mauro 

Simone Manda

Marco Simoncelli - FADA Collective

Vittoria Torsello - Marea Media

Valeria Rando

Beatrice Cambarau

Tommaso Siviero - FuoriFuoco

Cecilia Ferrara 

Angela Falconieri 

Chiara Pedrocchi

Marco Albertini 

Benedetta Torsello 

Francesca Maria Lorenzini

Giulio Tonincelli

Pamela Cioni

Federica D’Alessio

Martina Ucci

Chiara Paolini 

Alba Nabulsi

Marianna Lentini 

Monica Alessandra Lupo

Lara Gigante 

Roberta Lippi

Luca Gringeri

Laura Lesèvre

Raffaele Riccardo Buccolo

Francesca Fornario

Lorenzo Forlani

Shady Hamadi

Claudia Carpinella

Carolina Trocchia 

Tonia Scarano

Ilario D’Amato 

Salvatore De Rosa

Avanti
Avanti

Riconquistare la terra, ricostruire il potere