Dall'Albania alla Sardegna, contro il turismo estrattivo

Dalle strade di Tirana alla Laguna di Narta, da Mogale all’isola di Tavolara, la mobilitazione contro i mega-progetti che minacciano le coste protette d'Europa.

Di Delia Cascino e Jessica Perra

Da maggio 2026, le strade di Tirana sono state attraversate da migliaia di fenicotteri rosa di cartone. A portarli in corteo sono stati i/le manifestanti scesi in piazza contro il turismo estrattivo che minaccia la tutela della Laguna di Narta, uno dei principali ecosistemi costieri dell’Albania e habitat di una numerosa colonia di fenicotteri. Le sagome rosa sono diventate il simbolo della mobilitazione contro i progetti di “sviluppo” che interessano l’area e hanno dato il nome alla protesta: la “Flamingo Revolution”, la Rivoluzione dei Fenicotteri. La scintilla è un progetto turistico di lusso riconducibile a Jared Kushner e al suo fondo di private equity Affinity Partners dal valore dichiarato di circa 4 miliardi di euro, previsto tra l'isola di Sazan e la costa di Pishë Poro-Narta, dove la Laguna di Narta custodisce una delle aree naturali più sensibili dell'intero litorale adriatico, attraversata dai fenicotteri rosa che percorrono l'Adriatic Flyway, il corridoio migratorio degli uccelli che collega l'Europa all'Africa. 

Qui, il fondo ha ottenuto lo status di investimento strategico il 30 dicembre 2024, con decisione n.23 del Comitato albanese per gli Investimenti Strategici, formalmente riconosciuto ad Atlantic Incubation Partners LLC, società statunitense, per il progetto del resort turistico. Nel mentre, la Procura speciale anticorruzione albanese (SPAK) ha aperto un'indagine sulle modifiche allo status dell'area e sulle vicende legate alla proprietà dei terreni. "Si tratta di una grande città con 10.000 unità all'interno dell'area protetta", racconta Joni Vorpsi, biologo e attivista dell'associazione ambientalista PPNEA a Voice Over Foundation, descrivendo un cantiere che costruirà strade e infrastrutture idriche ed energetiche rimuovendo dune secolari per fare posto alle unità turistiche. 

“La prima volta che i macchinari sono entrati lì è stato traumatizzante, perché era come se non si considerasse quell'habitat fragile. Poi hanno aperto i canali di drenaggio per asciugare la palude all'interno del bosco e hanno iniziato a mettere la ghiaia per creare superfici adatte all'edificazione”.

Siamo così davanti a un modello estrattivo economico e politico che, come scrive la ricercatrice indipendente in economia e geopolitica Anna Bednik nel suo libro Estrattivismo, "riduce la natura a riserva di materie prime da sfruttare all'infinito”, per alimentare una crescita che non fa mai i conti con i suoi costi sociali e ambientali. 

“Sono attivo da oltre dieci anni - dice con voce ferma a Voice Over Foundation Ervin Goci, professore di giornalismo e comunicazione e attivista albanese -, ma la situazione è davvero molto grave. Quello che sta accadendo qui è mostruoso, stiamo parlando dell'appropriazione e della distruzione di tutto”. 

Ciò che si sta consumando in Albania, la Sardegna lo conosce da oltre sessant'anni. L'isola è stata uno dei primi laboratori mediterranei di questo “modello” di estrattivismo e distruzione, in cui la costa diventa una risorsa da sfruttare e cedere a capitali esteri. Qui il turismo estrattivo di lusso si somma ad altre forme di sottrazione del territorio, a partire dalle servitù militari, di cui la Sardegna ospita oltre il 60% del totale nazionale.

Persino i nomi dei luoghi sono stati riscritti per il mercato. Il caso più noto è quello della Costa Smeralda che, fino agli anni Sessanta, si chiamava Monti di Mola, prima che il principe e imam Karim Aga Khan IV acquistasse, il 20 dicembre 1961, circa 3.500 ettari di costa, dando avvio al progetto da cui sarebbe nato il Consorzio Costa Smeralda.

Gli indotti generati da questo turismo estrattivo, però, “raramente rimangono sul territorio che li produce”, spiega a Voice Over Foundation Elena Pinna, fondatrice del movimento Surra che si occupa della tutela del territorio sardo e combatte contro la speculazione. Infatti, nonostante i grandi capitali esteri, il reddito medio nell’isola si attesta a 21.421 euro pro capite, un dato sotto la media nazionale. E oltre l’ambiente terrestre, anche quello marino subisce i pesanti effetti collaterali del turismo estrattivo.  Ad agosto 2026 la pressione turistica sulla costa si è fatta sentire più che mai, tanto che la presidente della Regione Sardegna Alessandra Todde e l'assessora Rosanna Laconi hanno denunciato al Ministero dell’Ambiente il degrado delle praterie di Posidonia oceanica, segnalando oltre 6.000 imbarcazioni al giorno nei picchi estivi.

Nel corso del 2026 lo si è rivisto a Cala Finanza, davanti all'isola di Tavolara, area parte dell'Area Marina Protetta Tavolara - Punta Coda Cavallo, quando il gruppo immobiliare brasiliano JHSF Participações, prevedeva di cementificare queste aree di pregio naturalistiche attraverso il progetto di Tavolara Bay che comprende la costruzione di un hotel a 5 stelle con 50 camere, 26 ville private, 3 ristoranti, 3 beach club, spa e un campo da golf a 18 buche per un investimento superiore ai 200 milioni di euro. Il progetto è stato autorizzato a febbraio 2026 tramite la procedura accelerata della ZES Unica (Zona Economica Speciale) per attrarre investimenti, nonostante i pareri contrari della Regione Sardegna e del Ministero della Cultura. Per il WWF Italia il caso rischia di diventare il banco di prova di "un uso distorto della Zona Economica Speciale".

Dopo l'opposizione di cittadin* e della Regione Sardegna, il Comune di Loiri Porto San Paolo ha revocato a fine giugno la delibera su cui si fondava l'autorizzazione, spingendo il Dipartimento per il Sud della Presidenza del Consiglio a fare altrettanto pochi giorni dopo. Elena Pinna lega il risultato ottenuto a Tavolara alla trasversalità della mobilitazione, "determinata dalla partecipazione di comitati e movimenti provenienti da tutta l'isola", e al momento storico in cui è maturata, coincidendo con una lotta albanese che in quelle stesse settimane si faceva sentire nel mondo e che, continua, ha rappresentato "una spinta ulteriore".

Decisivi, secondo Pinna, sono stati anche i presìdi permanenti, che "hanno impedito che i riflettori si spegnessero, mantenendo viva la pressione", mentre per la prima volta le maschere tradizionali sarde hanno preso parte alla lotta, assumendo "una funzione fortemente simbolica" e legando la protesta "a una dimensione identitaria e comunitaria".

Nonostante tutto, la vicenda non può dirsi chiusa, perché Tavolara Bay ha presentato ricorso e il Tar Sardegna ha fissato la discussione nel merito. 

Dall’Albania, alla Sardegna, passando per la Puglia. È in questo perimetro che si inserisce anche il caso di contrada Mogale, a sud di Ostuni, dove la società attiva nel settore alberghiero Merletto S.r.l., con sede a Roma, proprietaria dei terreni interessati al progetto, e riconducibile a cinque imprenditori, quasi tutti legati a Israele: David Zisser, Adam Hudaly, Robert David Salem, Daniel Nicholas Kattan e Philippe Paul Georges Meyer. La società ha ottenuto il 6 ottobre 2025 l'Autorizzazione unica n. 423 per la variante al Piano di Lottizzazione finalizzata alla realizzazione di un complesso turistico-alberghiero e commerciale. Il progetto prevede un resort a cinque stelle a marchio Four Seasons, con circa 150 camere e suite, oltre a piscine, residenze di lusso e un beach club, su un’area di circa nove ettari compresa tra la strada statale Adriatica e il mare, per un investimento stimato superiore ai 100 milioni di euro. L'area ricade nell’Oasi di protezione faunistica  “Villanova-Punta Penna Grossa" ed è sottoposta ai vincoli del Piano Paesaggistico Territoriale Regionale della Puglia e alla specifica tutela  della "Costa del Comune di Ostuni". L’intervento è inoltre subordinato all'acquisizione della Valutazione di Impatto Ambientale (VIA).  

Legambiente, Italia Nostra e il Gruppo Escursionistico Speleologico Ostunese (GEOS) contestano l'operazione su più fronti, dal consumo di suolo in un'area vincolata alle modalità con cui sono state condotte le procedure, anche alla luce del parere contrario della Soprintendenza e delle contestazioni della Regione Puglia, intervenuta poi nel giudizio al fianco delle associazioni.

“Semplificare le procedure per ridurre le lungaggini amministrative non deve diventare un modo per aggirare le norme in materia ambientale",

dichiara Daniela Salzedo, presidente di Legambiente Puglia, in un comunicato di Goletta Verde del 3 luglio 2026. Nel comunicato, l’organizzazione sottolinea che l’Autorizzazione Unica, prevista nelle ZES per ridurre i tempi burocratici, “non deve essere però distorta” e utilizzata per aggirare le norme in materia di ambiente, paesaggio, urbanistica e governo del territorio. Sul caso è intervenuto anche il deputato Angelo Bonelli, che ha presentato un'interrogazione parlamentare.

A gennaio 2026, il Libero Comitato per la salvaguardia della Costa di Ostuni, insieme a Legambiente, Italia Nostra e al Geos, ha depositato un ricorso al Tar Puglia-Lecce chiedendo l'annullamento dell'Autorizzazione unica, un ricorso che richiama anche la crisi politica del Comune di Ostuni nell'estate 2025, quando tre assessori furono revocati dal sindaco, con il successivo rimpasto della Giunta, dopo essersi opposti alla variante urbanistica prima della conclusione della Valutazione di Impatto Ambientale. Il documento denuncia inoltre un possibile conflitto di interessi del primo cittadino, socio fino al 2024 dello studio tecnico che ha progettato l'intervento. Alla vertenza legale si è affiancata una petizione su Change.org, lanciata il 6 luglio 2026 e che al momento conta 19.722 firme.

Per Pinna i fronti del turismo estrattivo sono strettamente interconnessi e raccontano soprattutto dinamiche di subalternità.

Che si tratti “della turistificazione massiva, dell'occupazione militare delle terre, di esercitazioni condotte anche d’estate quando dovrebbero essere vietate, ordigni dispersi in mare, segno - dice - , di come la Sardegna sia trattata come "terra di nessuno" o dei grandi progetti energetici sull’eolico”, come dimostra la proposta di Legge di iniziativa popolare Pratobello ‘24,

che mira a porre un freno alla speculazione energetica e regolamentare l’installazione degli impianti fotovoltaici industriali a terra e di impianti eolici. Il messaggio, per la fondatrice del movimento Surra, non è da confondere con la contrarietà all’energia rinnovabile, ma è uno dei numerosi esempi per cui il popolo sardo è "come esonerato dalla possibilità di decidere ed esprimersi sul proprio territorio". Ed è la stessa rivendicazione che, mentre scriviamo, a settembre 2026, muove ancora le piazze di Tirana, dove chi abita la Laguna di Narta continua a opporsi a un capitale arrivato da fuori per decidere il destino della propria terra. 

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