Come l’intelligenza artificiale alimenta la dipendenza dai combustibili fossili

L’IA accelera l’espansione dell’industria di gas e petrolio, aggrava la crisi climatica e rafforza i poteri antidemocratici dietro al mito dell’efficienza

di Stella Levantesi   

Lavorava per Microsoft, aveva fondato un programma che investiva in progetti verdi nelle comunità che ospitano i data center e co-fondato un programma sostenibilità che contava oltre 10,000 dipendenti. Poi, un giorno, all’inizio del 2024, dopo quasi un decennio in Microsoft e una scoperta preoccupante, Holly Alpine si è dimessa.

“Abbiamo scoperto dei contratti tra Microsoft e le aziende del settore dei combustibili fossili, che specificavano in modo preciso come aiutare le aziende a trovare più petrolio, produrne, estrarne, raffinarne di più e ottimizzare ogni fase della catena del valore grazie alla tecnologia Microsoft”,

ha spiegato in un’intervista a Voice Over Holly Alpine, co-fondatrice della campagna Enabled Emissions

“Quello che abbiamo visto in Microsoft – e che si osserva tra i maggiori fornitori del settore – è che l’intelligenza artificiale viene venduta su larga scala alle operazioni legate ai combustibili fossili. Ma il dibattito pubblico, il movimento ambientalista, la normativa energetica – quasi tutto si concentra sull’elettricità consumata dai data center,” ha spiegato Alpine.

Questa visione tralascia il quadro più ampio, sostiene Alpine. Il legame tra l’intelligenza artificiale e la crisi climatica va ben oltre il consumo energetico dei data center.

“Quando l’intelligenza artificiale rende l’estrazione di combustibili fossili più economica e più praticabile, espande una produzione che altrimenti non avrebbe avuto luogo. Sono queste le emissioni che fanno impallidire tutto il resto, e sono quasi del tutto assenti dal modo in cui stiamo gestendo l’impatto climatico dell’IA in questo momento,” ha aggiunto.

L’acceleratore del fossile 

Microsoft AI,Google Cloud,NVIDIA,AIQ,BakerHughesC3 AI, AiPSO, Mistral…ad ogni intelligenza artificiale, il suo accordo di partnership con l’industria di gas e petrolio.

Più del 92 per cento delle aziende di combustibili fossili investe nell’IA o intende farlo, secondo un’indagine della società di consulenza EY.  

La spesa per l’IA nel settore petrolifero e del gas passerà da circa 4 miliardi di dollari nel 2025 a 13,4 miliardi di dollari nel 2029, con un aumento del 235 per cento, ha rivelato un’analisi di Deloitte. 

Microsoft, che detiene oltre la metà di tutte le partnership di servizi cloud con l’industria dei combustibili fossili, e Amazon sono attualmente “i leader nel settore del petrolio e del gas”, secondo un rapporto di Barclays dal titolo “Frac to the Future; Oil’s Digital Rebirth”, “la rinascita digitale del petrolio”.

Amazon Web Services (AWS), “il cloud più utilizzato del mondo”, ha accordi con molte delle maggiori compagnie di gas e petrolio tra cui BP, Exxon Mobil e Shell e guadagna miliardi vendendo servizi su misura di intelligenza artificiale alle aziende nel settore dei combustibili fossili, aiutandole a estrarre più petrolio e gas.

Secondo le dichiarazioni di Shell, i modelli di intelligenza artificiale di AWS consentono di identificare e sviluppare nuovi giacimenti di petrolio e gas molto più rapidamente e facilitano l’esplorazione in alcune delle regioni più remote del pianeta, ha rivelato un rapporto di Greenpeace Germania.

“È esattamente quello che avevamo previsto, che l’uso dell’infrastruttura IA renda questo modello di business sporco ancora più redditizio e più dannoso e acceleri la distruzione climatica e ambientale”, ha sottolineato in un’intervista a Voice Over Linda Klapdor, esperta di IA e Big Tech per Greenpeace Germania. 

Oggi, l’intelligenza artificiale viene utilizzata in ogni fase della catena del fossile, dall’esplorazione alla produzione, dal trasporto alla distribuzione.

“La tecnologia avanzata è molto efficace nel prendere grandi quantità di dati e trasformarli in intuizioni e poi in azioni. E l’industria del petrolio e del gas ha volumi molto grandi di dati provenienti da molteplici fonti.

Ci sono i pozzi, i dati sismici, le informazioni sulla produzione, e tutto questo può essere inserito in modelli di simulazione in grado di trasformare tutti quei dati in informazioni su dove perforare, come perforare, come farlo in modo più economico e veloce,”

ha spiegato Alpine.

L’IA accelera e permette alcune operazioni di gas e petrolio precedentemente impossibili.

Per esempio, l’IA ha aiutato il produttore petrolifero statunitense Devon a perforare in aree dove prima non era fattibile, ha dichiarato il direttore tecnico Trey Lowe in un’intervista a Reuters.

Il fornitore di soluzioni IA SparkCognition sostiene che la tecnologia brevettata consentirà di individuare risorse di combustibili fossili finora inesplorate sul fondo oceanico in soli nove giorni anziché nove mesi, secondo un rapporto dell’organizzazione Global Witness.

ExxonMobil ha stretto una partnership con IBM per un’IA che avrebbe accelerato di due mesi la sua capacità di progettare piani di trivellazione per nuovi pozzi.

“Tutto questo aiuta ad accelerare i tempi di sviluppo e facilita i casi in cui ci sono operazioni che altrimenti sarebbero troppo costose o troppo difficili da portare avanti. Questi progetti sono fondamentali per i profitti delle aziende e il continuato successo dell’industria dei combustibili fossili”, ha affermato Alpine.

Un futuro di gas e petrolio “più luminoso che mai”

La comunicazione dell’industria di gas e petrolio e quella di Big Tech trabocca di affermazioni sui benefici dell’IA per le operazioni fossili.

Con Microsoft Azure “il futuro dell’esplorazione e della produzione di petrolio e gas è più luminoso che mai”, si legge nel post su LinkedIn di un ex manager di Microsoft che ha aiutato la compagnia a sviluppare l’IA poi venduta alle aziende petrolifere.

“Questa è stata la goccia che ha fatto traboccare il vaso e mi ha spinto a lasciare l’azienda [Microsoft]. Riassume davvero bene la situazione…Amavo il mio lavoro lì, amavo i miei colleghi ma tutto questo mi preoccupava molto”, ha raccontato Alpine.

Le aziende vogliono essere viste come qualcosa che ha una linea vitale protesa verso il futuro. Penso che la maggior parte delle persone riconosca che estrarre roba dal sottosuolo e bruciarla non sia il futuro,”

ha affermato in un’intervista a Voice Over Duncan Meisel, esperto di comunicazione climatica e direttore esecutivo di Clean Creatives, una campagna globale per professionisti e aziende di relazioni pubbliche che si impegnano a lasciare il settore dei combustibili fossili.

La comunicazione intorno all’IA e ai combustibili fossili è anche affollata da promesse di profitto per le industrie. 

Microsoft parla di aumentare “la redditività del Permiano” per ExxonMobil attraverso la loro partnership: l’applicazione Permian, lanciata nel 2019, genererà miliardi di dollari nel prossimo decennio promuovendo “l’efficienza del capitale”.

Un ex ingegnere di Microsoft, che si è recato in Kazakistan per integrare il giacimento petrolifero di Tengiz con la tecnologia IA dell’azienda, ha raccontato di un aumento della produzione giornaliera di petrolio da 600.000 barili a 1 milione grazie alla partnership multimilionaria con Chevron.

Ann Davies, vicepresidente senior per i pozzi della multinazionale di gas e petrolio BP  ha affermato che, in virtù dell’IA,  sono “in grado di perforare più pozzi all’anno e di allocare meglio il capitale”, ha riportato Reuters.

Ciò che ancora sfuggiva alla morsa dell’industria di gas e petrolio diventa raggiungibile grazie all’IA – e le compagnie di Big Tech e Big Oil continuano a guadagnare.

L’IA e la digitalizzazione imperversano a ritmi incontrollabili e, tra il 2026 e il 2030, potrebbero raggiungere un valore cumulativo di 500 miliardi di dollari per le società petrolifere e del gas, secondo un’analisi di maggio 2026 della società di consulenza Rystad Energy. 

“Non si tratta solo di clima, ma anche di diritti umani, integrità politica, valori democratici. Sembra che non ci si stia assumendo alcuna responsabilità. E penso che questo sia molto preoccupante”, ha sottolineato Klapdor.  

Prima di lasciare Microsoft, Alpine ha provato per molti anni a lavorare per cambiare le cose “dall’interno”. 

“Abbiamo redatto un memo che conteneva raccomandazioni specifiche, incontrato il presidente e altri dirigenti di alto livello, abbiamo ottenuto molte promesse. Ma in realtà quelle promesse non si sono mai concretizzate. Non abbiamo mai ottenuto la trasparenza, la responsabilità, le risposte e, in definitiva, l’azione che chiedevamo,” ha raccontato Alpine.

Dopo aver lasciato l’azienda, insieme al marito Will, esperto di tecnologia e clima ed ex dipendente di Microsoft come Holly, Alpine ha cofondato la campagna Enabled Emissions che aspira a ha l’obiettivo di responsabilizzare le compagnie di Big Tech sull’espansione del settore fossile alimentato dall’IA.  allineare le tecnologie avanzate con la scienza del clima. 

“Crediamo che la nostra ricerca e quella di altri esperti dimostra che, se non fosse per questa tecnologia che tiene a galla l’industria dei combustibili fossili, a livello mondiale avremmo una traiettoria diversa in termini di emissioni. È una strategia di ostruzione e ritardo all’azione climatica, per definizione”, ha sottolineato Alpine.

Dietro la maschera dell’“efficienza”

La tecnologia digitale, inclusa l’intelligenza artificiale, dice Shell sul suo sito, aumenta “l’efficienza” dell’esplorazione e della produzione. 

Exxon Mobil parla di abbinare il proprio bacino di “conoscenza” con l’intelligenza artificiale per sviluppare processi più “efficienti”.

“Miglioriamo l’efficienza e la precisione delle nostre operazioni grazie all’uso di tecnologie digitali all'avanguardia, quali il supercalcolo e l’intelligenza artificiale”, si legge sul sito di Eni.

Sulla pagina web di BP sull’IA e il sistema energetico le parole “efficienza” e “efficiente” sono ripetute per un totale di 14 volte.

Questo discorso sull’efficienza è una forma sottile di greenwashing. Le aziende usano l’idea di efficienza perché dà un’impressione di ‘pulito’. Il presupposto a questa narrazione è che la produzione di petrolio e gas sia inevitabile, che useremo sempre petrolio e gas e quindi, se è più efficiente, staremo meglio”,

ha spiegato Meisel.

“Quello che stanno semplicemente facendo, aumentando ‘l’efficienza’, è abbassare i costi in modo da poter produrre di più a parità di investimento di capitale. Quindi, in realtà, stanno solo cercando di aumentare i loro margini di profitto e di vendertelo come una sorta di intuizione ambientale. Il problema che dobbiamo affrontare è l’utilizzo del petrolio e del gas, non l’efficienza con cui vengono estratti dal sottosuolo” ha precisato.

Le parole dicono “efficienza”, “ottimizzazione”, “innovazione” ma il significato, in realtà, è molto semplice: più gas e più petrolio, e a ritmi sempre maggiori.

“Abbiamo sempre più impianti in funzione per periodi più lunghi, quindi si tratta semplicemente di produrre più petrolio o gas”, ha affermato in un’intervista con Reuters Russell Robinson, vicedirettore del programma per le infrastrutture e le operazioni presso Chevron che utilizza droni integrati con l’IA per monitorare gli impianti di estrazione in Texas e Colorado.

Dicendo che l’IA li renda più ‘efficienti’, quello che in realtà [le compagnie di gas e petrolio] stanno dicendo è che possiamo sfruttare le risorse del pianeta ancora più velocemente o a un costo ancora più basso,”

ha sottolineato Klapdor.  

Il “vague-washing” di Big Tech

Gli esperti parlano dell’IA come linea vitale dell’industria fossile ma, più che una linea, sembra essere un circolo vizioso: l’intelligenza artificiale potenzia il gas e il petrolio che, a loro volta, sostengono l’immensa infrastruttura succhia-risorse dei data center.

“I data center sono infrastrutture iper-locali, necessitano di quantità pazzesche di energia in un luogo molto specifico, che di solito la rete elettrica non è in grado di gestire. Di conseguenza, ricorrono a impianti di generazione in loco, che di solito non sono turbine eoliche o pannelli solari, ma turbine a gas,” ha spiegato Klapdor.

“In Germania hanno installato centrali a gas perché la rete locale non riesce a gestire [i data center]. È molto allarmante”, ha aggiunto.

I data center sono responsabili di circa l’1,5 per cento del consumo annuo totale di elettricità a livello mondiale. Questo dato è cresciuto del 12 per cento all’anno negli ultimi 5 anni e le proiezioni indicano che è destinato a più che raddoppiare, da 415 terawattora (TWh) a 945 TWh, entro il 2030, soprattutto per scopi legati all’intelligenza artificiale.

In Texas, dove vive Meisel, c’è un grande data center in costruzione.

“Il motivo per cui qui si sta costruendo un data center è che abbiamo molto gas. Il consumo di combustibili fossili per la produzione di elettricità diminuirebbe drasticamente se non fosse per la costruzione di un gran numero di turbine a gas negli Stati Uniti e nel Nord del mondo per l’IA”, ha affermato Meisel.

In alcuni casi, le aziende dei combustibili fossili propongono infrastrutture di gas, petrolio e carbone per sostenere l'IA con impianti di cattura e stoccaggio del carbonio (CCS). La CCS viene promossa per alimentare la percezione che l'industria di gas e petrolio e l'IA siano “verdi” ma, in realtà, prolunga la vita del fossile, permette di continuare a inquinare e ritarda la transizione verso le energie rinnovabili, secondo un'analisi del Center for International Environmental Law (CIEL). 

Le grandi aziende di Big Tech sostengono i benefici climatici dell’IA, ma secondo un nuovo rapporto, queste affermazioni sono “una bufala”. Su 154 dichiarazioni secondo cui l’IA apporterà un beneficio per il clima, tra cui quelle di Google, Microsoft e l’Agenzia Internazionale per l’Energia, solo il 26 per cento delle affermazioni cita articoli accademici pubblicati e il 36 per cento non cita alcuna prova, conclude lo studio. 

Le promesse di tecnologie salva pianeta rimangono vuote, mentre i data center per l’intelligenza artificiale danno ogni giorno nuova vita al carbone e al gas”,

ha affermato l’analista di clima ed energia Ketan Joshi che ha condotto la ricerca e redatto il rapporto pubblicato da un insieme di organizzazioni, tra cui Beyond Fossil Fuels e Climate Action Against Disinformation (CAAD).

Il rapporto parla anche di “vaghezza tattica” come una nuova forma di greenwashing e cita il libro della giornalista Karen Hao “Empire of AI”, in cui si parla di come l’espressione “intelligenza artificiale” sia stata originariamente coniata come termine di marketing negli anni ’50 e poi utilizzata per descrivere un ampio insieme di tecnologie.

“La gente pensa che per ottenere qualsiasi beneficio dall’IA in generale, che è una categoria enorme di tecnologie, debba in qualche modo accettare la forma di IA più dannosa per l’ambiente. Respingo davvero questa premessa. Il termine IA è così vago che è come il termine ‘trasporto’. Si potrebbe parlare di una bicicletta o di un razzo…ma ciò non significa che il beneficio derivante dall’uso della bicicletta giustifichi anche la costruzione del razzo”, ha evidenziato Hao in un’intervista.

In questi settori, una delle sfide principali è la mancanza di trasparenza.

“Mancano responsabilità e trasparenza, ed è proprio questo che stiamo cercando di fare principalmente con Enabled Emissions: partire da questa necessità e far sì che il pubblico, gli azionisti e i responsabili politici capiscano cosa sta succedendo e quali sono le conseguenze”, ha rimarcato Alpine.  

“Cosa decideremo collettivamente di fare? Ora più che mai, il futuro del sistema energetico e della nostra tecnologia è una questione che spetta a noi decidere. Ecco perché, secondo me, si vedono così tanti investimenti in pubblicità, pubbliche relazioni e impegno politico da parte dell’industria petrolifera e del gas e le grandi aziende tecnologiche partecipano agli eventi di Trump e altri politici”, ha concluso Meisel.

“Sanno che è lì che risiede tutto il potere e il futuro: in quella scelta politica collettiva”.

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